Totò, il nemico dei riflettori

Cinema Teatro

1939 Cinema

Quando decidemmo di parlare a Totò ci dissero che vagava con la sua compagnia tra Civitavecchia e Viterbo e che lo avremmo trovato appunto quel lunedì ai teatro Unione di quest'ultima città. Totò sembrava addirittura irreperibile; per quanti sforzi facessimo egli inconsciamente riusciva a sfuggirci. All'albergo risultava essere regolarmente in teatro, in teatro al caffè, al caffè di nuovo all'albergo. Scoraggiati ci aggiravamo su e giù per le stradine profonde e strette, quando un rombo di automobile ci annunciò nella calma del luogo che qualcosa di nuovo si era prodotto. Infatti Totò del quale tutti davano notizie tendenziose era proprio allora arrivato.

Ci ricevette sotto una luce fioca dietro le quinte del teatro, contornato da una folla di belle ragazze e si spenzolò da dietro un tavolino salutandoci mentre con quel suo viso tutto d'un pezzo restava in attesa delle nostre domande. La testa ci turbinava tra visioni di castelli e di medioevo, di cartelloni e di polverosi camerini quando egli con convinzione disse : « Nel cinema la cosa scocciante sono i riflettori. Perchè i riflettori, vedete », prosegui, « i riflettori incocciano, e io, io ho i capelli neri e lucidi e allora è un disastro ». « Poi l'attesa è snervante; quando si fa del cinema sembra che l'attesa, e il bello è che non si sa che cosa si attenda, rappresenti la parte più importante e necessaria del lavoro ».

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« In sostanza non siete contento allora di fare del cinematografo ». Totò sembrò allora esser punto sul vivo. Allungò smisuratamente quel suo collo elasticissimo, spostò il volto nella sua tipica posa asimmetrica « e chi lo ha detto? » disse. « Ma ci sembra », proseguimmo, « ci sembra che dalle vostre affermazioni... ». « Chi io? » riprese, « Io sono entusiasta del cinematografo, purtroppo non così dei miei film ». « E allora? », « Allora, riprese, secondo me dei ritocchi andrebbero fatti all’organizzazione per guadagnare tempo e col tempo tante altre belle cose ». « Ma vedete, proseguì, in fondo il mio grande amore è ancora il teatro. Mi dovete credere », e si alzò sulla fronte il cappello e accentuando con mosse delle mani il suo dire, « le più grandi soddisfazioni è stato il teatro a darmele e sapete perchè? perchè il teatro è molto ma molto più difficile del cinematografo e quassù, su queste tavole giochetti e finzioni non se ne possono fare », D'improvviso s'accese un riflettore e ci colpì in pieno. Gli altri intanto aspettavano. Totò si alzò di scatto, sorrise, « Scusate, sapete com'è, c’è la prova: venitemi a trovare a Roma a casa mia quando ci sarò, parleremo più a lungo e lontani da queste finzioni ».

Giuseppe Isani, «Cinema», anno IV, n.82, 25 novembre 1939


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