«Bada che ti mangio»

Muro del pianto tra le quinte dopo la "prima" di Totò

Totò in scena a Milano nello spettacolo teatrale «Bada che ti mangio» durante il debutto del 1949


Il debutto teatrale di Totò a Milano con “Bada che ti mangio” diventa un caso emblematico di spettacolo anni Quaranta, tra retroscena teatrali, critica d’epoca, cronaca culturale, rivista italiana, fontane luminose, prime milanesi, pubblico borghese, artisti in crisi e memorie storiche dello spettacolo.


Il debutto di Totò a Milano era stato preso molto seriamente. Quattro rinvii, una preparazione pubblicitaria eccezionale, l'annuncio di quadri fantastici e di cifre da far venire il capogiro. Le sole fontane luminose, fatte fabbricare a Milano su un'idea copiata in Spagna, costavano oltre 4 milioni. I bagarini facevano aumentare il costo delle poltrone e i ritardatari correvano il rischio di vendere indumenti personali se dovevano accontentare le richieste della borea nera.

Galdieri, Isa Barzizza, Totò, Rudi Bauer e Renato Castellani (nell’ordine), la sera prima del debutto ridevano: la sera dopo, invece, piangevano tuttiGaldieri, Isa Barzizza, Totò, Rudi Bauer e Renato Castellani (nell’ordine), la sera prima del debutto ridevano: la sera dopo, invece, piangevano tutti

La sera della i prima, la Celere era schierata davanti al teatro Nuovo e lasciava passare il cordone steso agli ingressi solo a chi già possedesse il biglietto, acquistato praticamente 15 giorni prima. Paone distribuì alle signore presenti un giocattoletto racchiuso in cellophane: era un Totò minuscolo che muoveva la manina destra in un suo tipico gesto marionettistico. E qualcuno ha osservato, alla fine, che se S.M. Totò si era presentato nei primi quadri con una sicurezza superiore e regale, finì poi, nel secondo tempo, per farsi piccino quasi quanto il giocattolo di Paone.

Anche Isa Barzizza pianse la sera della «prima», invano consolata da «Tatina», la sua giovane mamma che da due notti non dormiva per starle accantoAnche Isa Barzizza pianse la sera della «prima», invano consolata da «Tatina», la sua giovane mamma che da due notti non dormiva per starle accanto

Elena Giusti, la deliziosa cantante e prima attrice, dopo il «debutto» era forse la meno abbattuta: ma se non piangeva strillava certo più di tutti gli altriElena Giusti, la deliziosa cantante e prima attrice, dopo il «debutto» era forse la meno abbattuta: ma se non piangeva strillava certo più di tutti gli altri

La danzatrice classica Silva avrebbe dovuto eseguire la danza in controluce nel fantasmagorico quadre delle «Fontane». Ma all’ultimo momento venne sostituita da Ginger Stuart: e perchè non protestasse, qualcuno la chiuse a chiave nel camerinoLa danzatrice classica Silva avrebbe dovuto eseguire la danza in controluce nel fantasmagorico quadre delle «Fontane». Ma all’ultimo momento venne sostituita da Ginger Stuart: e perchè non protestasse, qualcuno la chiuse a chiave nel camerino

Stella Nicolich, una delle più belle soubrettes di secondo piano della compagnia Totò, nel suo camerino dà gli ultimi tocchi al ridotto costume prima di entrare in scenaStella Nicolich, una delle più belle soubrettes di secondo piano della compagnia Totò, nel suo camerino dà gli ultimi tocchi al ridotto costume prima di entrare in scena

Diciamo subito che, in tema di coreografie e di eleganza, di scene e di costumi, la rivista di Totò supera in molti punti qualsiasi altra apparsa sinora sulle nostre scene: ma il copione è meglio dimenticarlo. Evidentissimi sono gli squilibri tra i quadri fantastici delle coreografie e gli sketch di una palese povertà e l'estro dei balli ha spesso cozzato contro la scarsa vena del copione.

Dietro le quinte, le alternative del debutto avevano provocato un terribile senso di ansia, dopo una tensione di nervi che durava da un mese: Galdieri, dopo i primi fischi, se ne era andato più per avvilimento che per mancanza di coraggio; Totò imprecava ogni qualvolta doveva uscire in scena e non ritrovava il suo umore adatto a far sbellicare dalle risa la platea; Castellani aveva le mani nei capelli della parrucca. Ma la vera crisi si sviluppò infine, con accenti un po' drammatici e un po' umoristici, tra le artiste della compagnia, le quali offrirono un altro commosso spettacolo nel retroscena. Calato il sipario, la Giusti era forse la meno abbattuta, ma strillava per come era andata: « Un copione migliore e sarebbe venuto il più grande successo di questi ultimi tempi! » 

Ginger Stuart, la bellissima ballerina che all’ultimo momento ha sostituito la collega Silva nel molto decantato quadro delle fontane. Calato il sipario, la Silva ha pianto: ma non per il fiasco; per il torto subitoGinger Stuart, la bellissima ballerina che all’ultimo momento ha sostituito la collega Silva nel molto decantato quadro delle fontane. Calato il sipario, la Silva ha pianto: ma non per il fiasco; per il torto subito

Il pianista neg*o Charlie Beal, dopo lo spettacolo, porta tra le braccia la cantante Adriana Serra. Per il pianista Charlie è stato un successo: egli, infatti, nulla aveva a che vedere con la prosa sciatta del copioneIl pianista neg*o Charlie Beal, dopo lo spettacolo, porta tra le braccia la cantante Adriana Serra. Per il pianista Charlie è stato un successo: egli, infatti, nulla aveva a che vedere con la prosa sciatta del copione

La Barzizza colava lacrime nere per via del trucco, a pena consolata da e Tatina, la giovane e avvenente mamma che da due notti non dormiva per starle accanto. Silva era anch'ella piangente. Ma le sue lacrime non erano dovute a un fiasco: tutt'altro. Il famoso i quadro delle fontane fa apparire in controluce, davanti alla cascata luminosa dell'acqua, una donna nuda o quasi che, a mala pena illuminata, danza lentamente. Un successo sicuro! La figuretta esile doveva essere quella di Silva; all'ultimo momento, invece, fu Ginger Stuart che si slacciò íl reggiseno ed esegui la danza. E Silva, con lei diceva fra le lacrime, fu rinchiusa a chiave nel suo camerino dall'amministratore Rosina perché non uscisse a protestare. A prescindere, si replica.

«8Otto», 31 marzo 1949


8Otto
«8Otto», 31 marzo 1949
 

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: «8Otto», 31 marzo 1949
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Il racconto del debutto milanese di Totò con “Bada che ti mangio” restituisce uno spaccato vivido del teatro di rivista nel secondo dopoguerra: grandi investimenti scenografici, fontane luminose spettacolari, attese febbrili della critica teatrale, ma anche fragilità del copione, tensioni nel retroscena e umori contrastanti tra gli artisti. In queste cronache del 1949 emerge un Totò umano, nervoso, lontano dall’icona granitica, immerso in un sistema teatrale dove pubblico, impresari e stampa potevano decretare in una sera sola trionfi o delusioni, lasciando dietro le quinte non applausi ma un autentico muro del pianto.